giovedì 6 marzo 2014

Intervista a Daniele De Gemini della Beat Records Company


In questo post vi parlerò della Beat Records Company una storica casa discografica romana in attività da quasi mezzo secolo. La sua attività è stata da sempre quella di pubblicare la musica da film prodotta in Italia.

Per conoscere la storia di questa gloriosa etichetta indipendente ho incontrato Daniele De Gemini figlio del leggendario Franco De Gemini e attuale Direttore artistico della società. L’incontro è stato sicuramente costruttivo. Daniele, dimostrando molta cortesia e disponibilità, ci ha svelato diversi passaggi della vita della Beat Records e ci ha anche indicato su quali criteri si basa l’odierna  politica editoriale.


 
 
 Musicittà:  Vorrei cominciare chiedendoti come è nata la Beat Record.

 De Gemini: La Beat Record è nata nel 1966 dall’iniziativa di tre professionisti romani che erano in parte editori e in parte commercialisti, ma comunque collegati al mondo del cinema. Crearono questa etichetta così come anche oggi si creano delle società: avere subito un etichetta pronta e cercare poi, strada facendo, uno scopo. Però dopo due anni non s’era ancora mossa paglia in questa società perché ognuno di loro aveva l’impegno di seguire la propria attività, uno di loro, già coinvolto nel mondo della musica,  propose a mio padre Franco De Gemini di provare ad avviare l’etichetta e quindi gli vendette delle quote della società per coinvolgerlo maggiormente. Lui ne diventò l’amministratore e da quel momento, gradualmente, ne divenne socio maggioritario e creò un catalogo abbastanza nutrito specialmente di colonne sonore.
 
 
 
 

 Musicittà: A proposito del catalogo, mi sembra che nei primi anni ci fu, oltre che la presenza di musica per il cinema, anche la presenza di musica leggera o comunque non strettamente legata al cinema.

 

De Gemini: Si è vero, i primi anni furono anche gli anni dei complessi, dei cantanti, dei cosiddetti crooner.  Vi era infatti una serie di 45 giri dedicata proprio a queste produzioni,  esse erano per la maggior parte canzoni pop che all’epoca venivano promosse attivamente alle radio, ai festival ed ai  concorsi canori. Diciamo che questa pratica è stata interrotta nei primi anni 70.

 
 
 
 
 Musicittà:  E quindi da quel momento la Beat si è dedicata principalmente alla musica per il  cinema, anche se mi risulta che ci siano in catalogo dei titoli di musica strumentale non espressamente composta per il cinema. E poi ricordo che ci fu anche  l’esperienza con il jazz.
 
De Gemini: Si... mio padre insieme a mia madre, che era un po’ il suo braccio destro, gestiva diverse edizioni musicali collegate a produzioni cinematografiche quali potevano essere quelle di Edmondo Amati oppure quelle di Italo Zingarelli. Quindi produzioni cinematografiche anche abbastanza importanti   che all’epoca facevano parecchi film e questo gli consentì  di creare una sorta di circolo virtuoso: da una parte  suonava nelle colonne sonore, dall’altra aiutava i produttori ad organizzare le musiche anche facendoli risparmiare sulle produzioni  e da un'altra ancora creando un catalogo editoriale facente capo alle società dei produttori. Veniva poi da essi coinvolto a vario titolo e a vario livello anche editorialmente. Questa esigenza di musica per i film, per la tv e per i programmi  radio, lo portò a  realizzare anche delle vere e proprie libraries musicali, soprattutto orchestrali e  di ampio respiro, con vere e proprie orchestre.  Questa musica aveva comunque un carattere internazionale e  veniva infatti promossa e venduta in America e nei paesi di lingua anglosassone. Poi verso la metà degli anni ’80 si è dedicato parecchio al jazz organizzando molti appuntamenti di jazz italiano. Insieme a mia madre ha costruito da allora un bel catalogo di musica jazz che vanta circa 70 album, fatti tutti con i migliori artisti italiani in attività, artisti famosi in tutto il mondo come Dino e Franco Piana, Enrico Pieranunzi,  Flavio Boltro, insomma gente di questo calibro.
 
 
Enrico Pieranunzi
 
 Musicittà:  Stai parlando della serie Pentaflower…
 
De Gemini: Si, la serie Pentaflower, ma diversi album sono presenti anche su Etichetta  Beat.
 
 
 
Musicittà:     A proposito delle varie collane ed etichette che fanno parte della Beat Record Company, quali ti risultano essere le serie più significative, se ci sono?
 
De Gemini:  Le serie istituzionali sono due: la cosiddetta serie F dedicata principalmente alle colonne sonore, dove comunque si possono trovare anche degli album un po’ sperimentali o produzioni particolari, come ad esempio le  poesie recitate e musicate da Peppino De Filippo (si parla di “Peppino, poesie e musica” con l’orchestra di Mario Bertolazzi ndr). Questa serie si è interrotta su vinile al n. 70 per poi continuare su CD.  Poi c’è la serie CR che è prettamente dedicata alla musica da film per collezionisti, su vinile si e’ interrotta al n. 15 mentre su CD siamo arrivati a 120. Le serie discografiche in totale saranno circa 20 ma quelle più conosciute sono sicuramente queste due.
 
Musicittà: A questo proposito, esiste un tipo di colonna sonora, un genere particolare che va per la maggiore nell’ambito delle colonne sonore?
 
De Gemini:  Devo dire che ha avuto un certo seguito la cinematografia di serie horror e poliziottesco o poliziesco all’italiana, entrambi hanno avuto dei buoni riscontri di pubblico, infatti tra gli eventi che abbiamo organizzato in passato,  parlando di concerti di musiche da film, abbiamo sempre favorito questi due generi:  il poliziesco e l’horror.
 
Musicittà: Il cinema di genere, insomma…
 
 De Gemini: Si, poi c’è anche il genere  western che ha sfondato i confini internazionali, culturali, di tutte le categorie e di tutte le età. Anche il cinema western continua ad avere un grande riscontro di appassionati delle relative colonne sonore.
 
Musicittà: E per quanto riguarda gli autori, vi è qualche autore che vende di più?
 
De Gemini: Ti devo dire che sono comunque i “cosiddetti Big” ad avere più seguito. Mi riferisco, con i dovuti rapporti di celebrità, a maestri come Morricone, Trovaioli, Piccioni, De Masi e Cipriani, anche Ortolani stesso. Devo comunque dire che tutti i compositori di quel periodo sono riusciti alla lunga a ritagliarsi una fetta di pubblico, di apprezzamento e di interesse sorprendente, anche magari quei compositori che hanno fatto  poche colonne sonore o ne hanno fatto un quantitativo intermedio, come Roberto Pregadio, Walter Rizzati, o Gianni Marchetti. Insomma devo dire che tutti, quando gli si offre la ribalta con queste produzioni discografiche, ricevono sempre dei  buoni consensi in quanto  hanno tutti un comune minimo denominatore che è una grande qualità alla base della loro produzione musicale e di questo la gente se ne accorge e apprezza
 
 
 
 
Musicittà:  Quali sono le caratteristiche che deve avere un titolo per entrare a far parte del vostro catalogo?
 
De Gemini:  La nostra stella cometa è senz’altro il fatto se il prodotto è inedito o meno, questo è il primo sbarramento, mentre il secondo consiste nell’appurare  se c’è della musica inedita rispetto a precedenti pubblicazioni. Inoltre esse devono essere preferibilmente esaurite, perché se sono ancora in commercio evitiamo di saturare il mercato. Anche il compositore è un elemento importante, come pure il periodo storico, infatti quando ci si addentra troppo negli anni ‘80 la musica diventa troppo elettronica e non riscontra un eccessivo gradimento, almeno presso il nostro pubblico.  Inoltre consideriamo anche se il film ha fatto scalpore, suscitato interesse,  se è diventato un cult o meno , se ci sono personaggi coinvolti nel cast e nella regia che destano particolare interesse, perché  non sempre un prodotto viene comprato solo per la musica, è anche il film  a fare da traino rispetto alla musica stessa. Nella stragrande maggioranza delle volte però è vero il contrario, ci sono opere filmiche di scarso spessore che vengono riscoperte, disgraziatamente e parlo di alcuni film che sarebbe meglio dimenticare, per delle colonne sonore  di spessore e di ampio respiro.
In  ultima analisi, la scelta può avvenire anche per motivi affettivi. Ad esempio abbiamo ristampato a dicembre Le Ruffian di Ennio Morricone solo perché ci suonava l’armonica mio padre. E non c’era una singola nota in più rispetto all’album precedente che comunque era esaurito. Con questa ristampa volevamo fare un omaggio a Franco.
Posso farti inoltre anche l’esempio di Fantozzi. Abbiamo fatto un cofanetto col primo e secondo  Fantozzi, per il quale ho sputato sangue per tre anni, perché io da piccolo vedevo Fantozzi e mi piaceva  l’idea di mettere la firma, anche se marginalmente, su una cosa che contribuiva ad interpretare quel piccolo fenomeno sociale quale era la filmografia di Fantozzi.  Tutto questo è stato per me un onore. Per questo l’abbiamo pubblicato, anche se non è era una operazione prettamente commerciale, anzi. Io penso che bisogna fare anche questo, non cibare solo lo stomaco ma anche lo spirito. 
 
Musicittà:  Una domanda tecnica: il lavoro che sta dietro la pubblicazione di un opera, quindi l’editing, include anche un contributo degli autori? Ovviamente quando questo sia possibile.
 
De Gemini: Ci sono alcun compositori che sono legati ad una sorta di approvazione del progetto, ma sono pochi in realtà.   Altri invece si fidano ad occhi chiusi, la stragrande maggioranza per la verità. Ma in entrambi i casi è molto difficile che un autore ponga un veto. Magari può suggerire una track list diversa piuttosto che la rimozione di un brano perché a suo giudizio è comunque ripetuto  o poco consono, ma succede raramente. E’ successo, ad esempio,  nel caso di Lo Chiamavano Trinità. Il Maestro Franco Micalizzi ha ultimamente  approvato la nuova ristampa ma  giustamente ci ha chiesto di rimuovere tre o  quattro brani che erano presenti nella stampa precedente,  questo per un motivo logicissimo,  perché erano di un’altra colonna sonora che lui registrò subito dopo Lo Chiamavano Trinità. Siccome i nastri non vennero tolti dalla moviola  quella musica andò a finire sul nastro etichettato Lo Chiamavano Trinità. Coloro che lo ristamparono per la prima volta su cd, dopo ben trent’anni, questa cosa non la intuirono ed infilarono tutto.
Il Maestro Micalizzi ci ha tenuto a correggerla.
 
 
Franco Micalizzi
 
Musicittà: Mi sembra giusto. Prima mi hai accennato  al mercato estero, a quello anglosassone, quale è la differenza tra il mercato italiano ed il mercato estero? E’ solo un fatto di numeri o vi è un modo diverso di rapportarsi con la musica?
 
De Gemini: Direi entrambe le cose. In ambito musicale cinematografico siamo molto apprezzati nell’Estremo Oriente, in America e in Europa. In Italia ci sono più che altro delle sacche di appassionati che hanno la volontà e la determinazione di andare a fondo nella discografia di un particolare genere cinematografico o di un particolare artista e ci danno molta soddisfazione diventando competenti ed appassionati. 
All’estero c’è invece una certa curiosità, che è a prescindere: capita che la gente si interessi ad un artista e compri qualche titolo: o perchè la copertina del disco avendo un fascino ancestrale crea quasi un imprinting  oppure perché  hanno sentito qualcosa su quel particolare compositore e avendo  ognuno di questi autori uno stile abbastanza originale rispetto agli altri,  allora sono intrigati dallo scoprire un nuovo tassello della sua discografia.
Ma sicuramente è anche una questione di numeri. L’America rimane sempre un mercato importantissimo. C’è poco da fare. Sono 300 milioni di abitanti mentre in Italia siamo solo 50 milioni, la statistica non è un’opinione ed ha una base di calcolo abbastanza imprescindibile. Comunque gli americani hanno anche una cultura musicale che storicamente tende ad andare più a fondo rispetto a questi cosiddetti fenomeni di nicchia e  questo ci procura soddisfazioni importanti.
 
Musicittà:  Negli ultimi anni abbiamo assistito alla riscoperta del vecchio supporto del vinile, il mai dimenticato lp a 33 giri. Ho notato che nel vostro catalogo, in particolare nelle nuove proposte, non è presente. Avete eventualmente l’intenzione di pubblicare qualche titolo su questo supporto? 
 
De Gemini: Personalmente io adoro il vinile perché allo stato attuale dell’arte, e qui dirò qualcosa che forse mi rovinerà la reputazione, io trovo che sia il modo di incidere musica più coinvolgente che sia stato mai creato. Però sia chiaro che io mi riferisco al vinile realizzato con un banco analogico, non ad il vinile di oggi che ha alla base una trattazione digitale e viene poi riversato sul vinile, subendo così durante la lavorazione una compressione. Il vinile dell’epoca invece  aveva un calore ed una dinamica audio che io non riscontro nella perfezione della musica digitale di oggi.
Detto questo, il vinile sta attraversando un periodo di colpo di reni, dopo che è stato messo ko dalle nuove tecnologie. C’è una sorta di riscoperta, ma purtroppo temo che sia più rumore che sostanza. Però devo constatare con piacere che ci sono mercati che apprezzano molto il vinile, e sono sempre quelli di lingua anglosassone. Ci sono catene In Inghilterra che sono specializzate nella distribuzione del vinile nei negozi e anche nelle Americhe ultimamente stiamo facendo delle licenze interessanti riguardo ad alcune colonne sonore  che vengono ristampate su vinile. Questo per dirti che la Beat Record, per tanti motivi, potrebbe essere interessata alla ristampa del vinile: il primo motivo è prettamente sentimentale, visto che è il formato su cui è nata l’azienda, inoltre la resa grafica delle buste dei vinili è sicuramente sbalorditiva rispetto al dettaglio ridotto del compact disc.  Infatti la grafica del cd,  per quanto può essere realizzata  bene, ha sicuramente un impatto inferiore. Il problema del vinile è che richiede degli investimenti e soprattutto delle conoscenze a livello distributivo che non sono banali. Cioè, non è perché noi abbiamo un back-ground di un certo tipo e decidiamo di pubblicare un prodotto su vinile, possiamo quindi essere certi che rientreremo come minimo delle spese. Il disco va veicolato in un certo modo, con una certa attenzione.  Per fare una metafora mangereccia: mettiamo che un macellaio voglia vendere anche pizzicheria, lui ha i clienti che cercano la carne. Potrebbe vendere anche pizzicheria ma prima deve espandersi. E’ una cosa che stiamo vagliando. Non escludo che comunque nei prossimi anni la Beat torni a produrre vinile.
 
Musicittà: A proposito di futuro, considerando  il recente avvento delle nuove tecnologie digitali su internet ed il generale calo delle vendite dei compact disc, quale è il futuro prossimo per il settore?
 
De Gemini:  Per quanto ci riguarda, penso che continueremo a produrre cd per diversi anni. Il supporto fisico  è comunque una cosa a cui gli appassionati faticano a rinunciare. Il cd prodotto con tutti i crismi è un oggetto da salotto, un oggetto che riempie non solo lo spazio fisico ma anche quello interiore, una cosa con cui amiamo circondarci.
Sapendo quindi che la gente ama circondarsi di questi oggetti fisici, magari corredati da un booklet curato che presenti anche interessanti interventi degli addetti ai lavori, che possono essere un regista o un compositore e consapevoli che questo viene molto apprezzato dai collezionisti, ritengo che il cd avrà ancora molto da darci.
Detto questo, quando il cd avrà il fiato corto passeremo ad altri supporti e memorizzazioni digitali, noi cercheremo comunque di dare alla gente la possibilità di avere queste vere e proprie opere d’arte, corredate da tutta quella serie di gadget che renderanno  unico il prodotto anche se scaricato  da internet o comprato su  supporti di comunicazione diversa.  Cercheremo quindi di dare sempre una dinamica a 360 gradi al prodotto.
Da questo punto di vista ritengo che il Cd abbia almeno altri 5 anni di vita, se non qualcosa in più.
 
Musicittà:  Bene, allora speriamo qualcosa di più!


Per conoscere il catalogo della Beat Records Company: Clicca Qui
 
 
 
 

 
 
 
 
 

 
 
 

sabato 1 marzo 2014

Manuele De Sica, musica per film noir


Manuel De Sica è un compositore italiano nato a Roma nel 1949 ed è autore di oltre cento colonne sonore composte per il cinema e la televisione.

Di formazione classica, frequentò i corsi di teoria al Conservatorio di Santa Cecilia, dove studiò con Bruno Maderna. Da ragazzo fondò il gruppo musicale beat The Ancients con il quale incise due 45 giri.
 



Nel 1968 compose la sua prima colonna sonora per il film Amanti, diretto da suo padre Vittorio De Sica. Subito dopo scrisse il commento musicale per la serie televisiva FBI - Francesco Bertolazzi investigatore diretta da Ugo Tognazzi.

Seguirono diverse colonne sonore per vari lavori televisivi e per film quali Io e Dio, esordio del regista Pasquale Squitieri, Cose di Cosa Nostra di Steno, Io non vedo, tu non parli, lui non sente di Mario Camerini e continuò la collaborazione con il padre, per il quale compose le colonne sonore dei successivi Il giardino dei Finzi Contini (con il quale ottenne una nomination all'Oscar), Lo chiameremo Andrea, Una breve vacanza e Il viaggio.


Manuel De Sica nei primi anni ottanta.
 

Manuel De Sica compose e incise anche svariati album di sonorizzazione che, soprattutto negli anni settanta e ottanta, venivano utilizzati per sincronizzare servizi televisivi, telefilm e film di vario genere.

In questo post voglio proporvi un disco di De Sica pubblicato in scarsissima tiratura nel 1981 dalle Edizioni musicali Goldfinger, esso è intitolato genericamente e aggiungerei impropriamente Ballabili vari, il disco contiene 15 brani strumentali abbastanza omogenei tra loro, al punto tale  da caratterizzarsi come una vera e propria colonna sonora per un ipotetico film poliziesco.


 

Il lato A inizia con Baobab, un brano di impostazione jazzistica che, dopo un intro cadenzato e reso inquietante da un piano suonato a martello, si addolcisce dopo che subentra un armonica. Ora ottoni e basso elettrico portano il brano verso atmosfere jazz impreziosite da un lungo assolo di sassofono. Il secondo brano, Indagine, è un blues caldo e brillante grazie anche all’apporto di un piano rhodes caricato con il flanger ed ad un sassofono dal suono affogato ma robusto. Appare anche una chitarra semiacustica mentre la ritmica è leggera: Il batterista rimane sempre sui piatti utilizzando solo le spazzole. Till then è un languido brano d’atmosfera, qui a farla da padrone è il moog,  il sound dello strumento  ricorda  lo stile di Alberto Baldan (sarà lui?), appena dietro vi è la chitarra semiacustica che si intreccia con la linea di basso mentre il batterista rimane con le spazzole e viene, nel finale, coadiuvato da congas.
Segue una versione diversa di Indagine dove manca la chitarra. Aspettando è il brano successivo, si presenta con un fraseggio di basso che ricorda molto il riff di Papa was a rolling stone. Si potrebbe aspettare un brano funk-soul ma l’atmosfera del pezzo è invece decisamente suspence con continui riff di chitarra distorta e breaks di sintetizzatore. Il batterista, ancora con le spazzole, sembra arrancare in sottofondo. Con Swinging Venice l’atmosfera si fa più intima e positiva, è un Jazz waltz il cui tema principale è suonato prima da una tromba e poi dalla chitarra semiacustica, appena dietro Il rhodes e il piano si incrociano  creando un tappeto sonoro che sostiene la melodia. Per te, un vero e proprio adagio, è svolto ritmicamente dal rhodes mentre il tema principale, di stampo classico, è suonato addirittura da un oboe.
 
 



Apre il lato B Detective: si parte con dei fiati in sovrapposizione che eseguono un tema quasi puerile che lascia subito spazio a ritmiche funk-jazz con il piano e il basso in evidenza. La batteria è insolitamente possente, corposa e sostiene il brano in midtempo insieme ad una chitarra clippata. Segue Es-pa-na un brano fortemente descrittivo eseguito con poche note. La chitarra acustica fraseggia con il rhodes che ha un leggero riverbero.  Dixie, come lascia intendere il titolo, è un brano in stile anni 30 con un trombone che guida il tema, ci sono anche dei breaks di ottoni mentre un banjo sostiene la parte armonica. In Pedale la parte principale è cantata, parliamo di vocalizzi scat che vengono intervallati da riffs di tromba e da una chitarra in flanger. Sub-terra memores è un brano atmosferico con suoni elettronici e campane tubolari. Il tredicesimo brano è Luna park, di nuovo un jazz waltz, ora la tastiera che esegue la melodia è un harpsichord, sul finale del brano subentra una tromba che da al pezzo un carattere anni trenta. Ritornano le atmosfere thriller con Paura del buio, una chitarra elettrica con un sound psichedelico  crea l’atmosfera tipica dei film poliziotteschi. L’ultimo brano, Ah ah ah, è l’ultima perla del disco, qui una vocalist femminile vocalizza  sul tema in modo sensuale ma anche irrequieto.
 
Dal disco furono tratti alcuni brani per sonorizzare il film tv Il Commissario di Florestano Vancini trasmesso dalla Rai nel 1982. Questa sonorizzazione, a causa della sua estrema rarità è pressoché sconosciuta, anche nell’ambito ristretto dei collezionisti del vinile. Meriterebbe sicuramente maggiore fortuna sia per la sua bellezza sia  per la statura dell’autore.     

 

 

martedì 3 dicembre 2013

Interrabang ost di Berto Pisano 1970


Berto Pisano è stato contrabbassista, compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra italiano. E’ ricordato soprattutto tra gli amanti delle colonne sonore televisive e tra gli appassionati del jazz italico.  
Musicista e compositore di diverse colonne sonore per il cinema, ma anche di sceneggiati televisivi, dischi jazz, sonorizzazioni e canzoni varie.

Berto cominciò l’attività di musicista in Sardegna, insieme al fratello maggiore Franco Pisano durante l’ultimo conflitto mondiale, all’interno del complesso Quintetto Aster per poi proseguire negli Asternovas che accompagnavano Fred Buscaglione.


Fred Buscaglione con gli Asternovas


Tra le non molte ma sempre interessanti colonne sonore composte, spicca sicuramente quella di Interrabang che fu  ideata per un film giallo/erotico del 1969 che all’epoca era abbastanza fuori dagli schemi in quanto abbinava il genere esotico/erotico con il thriller psicologico. La pellicola fu  diretta da Giuliano Biagetti, da un copione firmato da Giorgio Mariuzzo (primo film e anche aiuto regista) e Luciano Lucignani su soggetto di un fantomatico Edgar Mills.






Il film  comincia con Anna, proprietaria di un atelier di moda, il marito e fotografo Fabrizio, la sorella Valeria e l’indossatrice Maregalit che attraccano con il loro yacht in un isola deserta  nel Mediterraneo per realizzare un servizio fotografico. Proprio li si è rifugiato un evaso, Marco, che in seguito, profittando dell’assenza di Fabrizio allontanatosi in cerca di carburante, fa amicizia con la giovane Valeria. Nel corso del film, alcuni del gruppo moriranno, altri sopravvivranno   e alfine emergerà chiaro un letale complotto nel quale  chi crede di avere ingannato gli altri resterà ingannato.




La colonna sonora uscì nel 1970 all’interno della serie sp 8000 della Rca italiana, in edizione esclusivamente promozionale.
Per questo lavoro il maestro Pisano si avvalse della collaborazione di Edda Dell’Orso come voce solista e di Gino Marinacci, per le diverse parti di flauto traverso e flauto basso.





Il tema principale della colonna sonora, Tema di Valeria, si trova insolitamente alla fine del lato b. L’introduzione di circa un minuto è a affidata a violoncello e chitarra, esplode poi un deciso tema jazzato sostenuto da archi, legni, vibrafono ed una morbida batteria suonata con le spazzole. Il tema viene ripetuto, ma con tempi e chiavi diverse, negli altri brani. Nella prima traccia dell’lp, A piedi nudi sulla spiaggia, si parte con flauto e oboe che insieme sovrastano i vocalizzi di Edda, subentrano poi gli archi che incorniciano lo slow waltz finale. In La scogliera dell’amore, brano breve ma intenso, sono dominanti il pianoforte ed gli archi. Si prosegue con uno dei punti forti della raccolta, è Il colore degli angeli, una splendida bossanova con la brillante voce di Edda in primo piano. Il tema viene esaltato da un’harpsichord sostenuto ritmicamente da un basso molto corposo e da una batteria quasi leggiadra suonata soltanto sui piatti. In Sabbia e mare sopraggiunge l’arpa accompagnata dai violini mentre il brano successivo che chiude il primo lato, lo shake midtempo Little snack bar, si distacca nettamente dal resto dei brani. Qui è l’organo a prevalere lasciando sporadicamente spazio ad una chitarra semiacustica ed all’assolo finale di flauto.
Nel pezzo di apertura del secondo lato, E il sole scotta, Pisano sincronizza il flauto vibrato di Marinacci con i vocalizzi della Dell’Orso, il risultato è suggestivo e dona al brano una timbrica accattivante interrotta successivamente dalla sezione fiati che intona un dinamico swing jazz. In Tramonto sulla scogliera il tema principale  è eseguito dal violino mentre ne La vallata sommersa il lavoro è affidato all’arpa. In Luci sulla baia ritorna l’organo che, con l’effetto tremolo, si intreccia con il flauto basso  prima che gli archi intonino il tema in tempo slow.




La pellicola all’epoca subì un pesante taglio da parte della censura che, attivata dall’ordine di sequestro del giudice Occorsio, prima tolse il film dalla programmazione cinematografica ed eliminò poi ogni traccia della morbida morbosità che pervadeva il film.
Visto nella sua originale interezza Interrabang dimostra di essere un lavoro ben girato e presenta alcune buone trovate stilistiche.   Il giudizio del tempo ha comunque privilegiato la colonna sonora di Berto Pisano che è riuscita a sopravvivere maggiormente nel tempo, a tal punto che l’autore ha riutilizzato alcuni dei brani per Giallo a Venezia di Mario Landi.
Con questo Lp il maestro Pisano ha dimostrato di essere un buon compositore di musiche per film, la raffinata bellezza dell’opera e l’estrema rarità del vinile originale, l’ha fatto divenire nel tempo un pezzo molto apprezzato dai collezionisti di colonne sonore.


venerdì 4 ottobre 2013

Colpo rovente ost di Piero Piccioni 1970

Piero Piccioni, in arte anche Piero Morgan, è stato un pianista, compositore e direttore d'orchestra italiano. E’ ricordato, insieme con Nino Rota ed Ennio Morricone, come il più famoso autore di colonne sonore cinematografiche in Italia, soprattutto  nel campo della commedia all'italiana.

Musicista e compositore di oltre 300 colonne sonore per il cinema, per sceneggiati televisivi, musiche per la radio, il balletto e l’orchestra, Piccioni iniziò a scrivere colonne sonore già negli anni cinquanta.


Tra le molte colonne sonore composte, spicca sicuramente quella di Colpo rovente,  ideata per un film poliziesco/thriller del 1969 piuttosto innovativo in quanto marcatamente noir e con un deciso look psichedelico. La pellicola fu  ideata e diretta da Piero Zuffi, che per la sua unica regia cinematografica si avvalse della collaborazione di Ennio Flaiano, della partecipazione di Carmelo Bene (egregiamente doppiato da Ferruccio Amendola) e di un esordiente Barbara Bouchet che nel film mostra uno dei primi nudi integrali frontali in Italia.




Il film inizia con il ritrovamento del cadavere di un ricco industriale nelle strade di New York. L'uomo era implicato nel traffico di stupefacenti. Le indagini vengono affidate al capitano della polizia Frank Berin che assume l'identità di un bikers violento per potersi infiltrare nel mondo degli spacciatori. Nonostante venga poi smascherato, il protagonista  riesce comunque a svelare l'identità delle persone che guidano l'organizzazione ma non riesce a scoprire l'autore del delitto. La verità è che l'omicida è proprio lui, ha infatti ucciso l'industriale per riottenere delle indagini che i superiori gli avevano precedentemente tolto.



La colonna sonora uscì nel 1970 pubblicata dalla Rca italiana nella prestigiosa serie sp 8000, che prevedeva una tiratura limitata di circa 1000 copie.




Il primo lato del disco si apre con Colpo rovente, il tema principale, un motivo sorretto da una potente sezione di ottoni che conferisce al brano una caratterizzazione jazz poliziesca. I diversi cambi di ritmo marcati dai breaks di basso e batteria contribuiscono alo sviluppo del brano in crescendo. Notevole l’assolo di trombone di  Dino Piana. Il tema termina con un improvviso colpo di pistola.
Segue il breve brano Kitandù costruito mettendo in primo piano sia il piano che il basso e la batteria. Il basso elettrico con il suo sound pesante si interseca con la batteria che tiene un ritmo in stile Dusty fingers mentre il piano si contrappone alla linea ossessiva del basso. Sul finale vi sono accenni di percussioni.
Identikit si sviluppa come il brano precedente, qui c’è uno xilofono che si muove attraverso percussioni ed effetti vari  ed il tutto conferisce al motivo un sapore esotico.
Lsd è la quarta traccia ed ha un andamento  sperimentale nella prima parte dove l’orchestra, diretta da Piccioni stesso,  sembra intenta nell’accordatura. Inoltre la chitarra lisergica e i diversi rumori sinistri donano al brano un tono ansioso  che dopo alcuni minuti sfuma nella ripresa del tema principale.
Eros è un brano descrittivo che crea un atmosfera onirica e  rilassata , i sopraggiunti  archi vibrati rendono il resto del pezzo inquieto.
Partenza tensiva e disarticolata per Fuoco che dopo pochi secondi riprende il tema del primo brano con vocalizzi femminili e l’ottimo assolo di trombone.




Sul secondo lato la prima traccia è Easy dream, uno dei migliori brani del disco. L’organo hammond, suonato da Antonello Vannucchi, guida il brano con ricorrenti breaks e dona al motivo una forte caratterizzazione funk rafforzata dai possenti interventi della sezione fiati. I vocalizzi femminili , nella parte finale, sottolineano i contrappunti degli ottoni. 
Segue il caratteristico brano China town drugs, qui la contrapposizione tra la celesta e la marimba conferisce alla prima parte una connotazione orientale, che poi lascia spazio ad un tema jazz blues eseguito dal piano.
Red hot riprende, dopo una partenza in tono  suspence, il tema principale.
Mexican dream è un bel tema melodico con l’orchestra di archi diretta da Gianfranco Plenizio, più percussioni varie e piano. Nella melodia ,che si sviluppa con reminescenze brasiliane, è facile trovare i classici stilemi piccioniani. 
Un ottimo motivo lounge è Acapulco dove gli archi accompagnano una melodia al piano che sembra ispirarsi alla bossanova e che in alcuni momenti viene doppiata dall’organo hammond.
L’ultimo brano è l’ennesima ripresa, più breve, del brano principale.






Il film risulta, nel suo sviluppo, abbastanza confuso e con un finale inatteso ma anche improbabile, se la pellicola è passata alla storia lo si deve principalmente per la colonna sonora che, per la sua bellezza e la sua rarità, nel tempo è divenuta molto ricercata dai collezionisti di colonne sonore.

Si può ben dire che il colpo lo ha fatto il maestro Piero Piccioni!

venerdì 6 settembre 2013

Quella vecchia locanda, il primo lp del 1972

Parliamo di Quella Vecchia Locanda, un gruppo rock italiano che si formò a Roma nel quartiere Monteverde agli inizi degli anni settanta. I componenti inizialmente erano Giorgio Giorgi alla voce e al flauto, Raimondo Cocco alla chitarra e al clarino, Romualdo Coletta al basso, Patrick Traina alla batteria, , Donald Lax al violino, Massimo Roselli alle tastiere e (per poco tempo) Carlo Mariani al pianoforte.


Il nome fantasioso sembra derivare dal posto in cui si riuniva inizialmente la band per provare:  una vera e propria locanda abbandonata da tempo.
Durante i primi anni il gruppo si dedicò ad un’intensa attività dal vivo durante la quale si creò, nell’ambiente pop romano, una solida reputazione. La vera e propria consacrazione del gruppo avvenne comunque nel 1972 con l'esibizione al Festival Pop di Villa Pamphili, in seguito alla quale la band viene scritturata dalla etichetta Help!.

Il Festival Pop a Villa Pamphili nel 1972


La Help! era una casa discografica italiana fondata alla fine degli anni '60 dal produttore discografico Gianni Dell'Orso che aveva iniziato ad occuparsi di produzioni discografiche nella Parade records. La Help! era distribuita dalla Rca Italiana e si occupò di pubblicare in prevalenza dischi di musica pop e di rock progressivo; oltre Quella vecchia locanda aveva sotto contratto anche i torinesi Procession e il cantautore Folkaldo, conosciuto in seguito come Franco Maria Giannini. Inoltre il catalogo comprendeva diversi dischi dei complessi tedeschi The Rattles e The Sub e del musicista austriaco Eddy Korsche (come Free Action Inc), stretto collaboratore di Dell'Orso.




Nel 1972 viene quindi pubblicato l'omonimo album d'esordio del gruppo. Il disco si struttura come un concept album, con una costante linea musicale melodica attraversata da frequenti passaggi sinfonici che sottolineano le atmosfere magiche e fiabesche evocate dai testi, ma non mancano momenti più serrati in classico stile hard progressive.
Vi sono evidenti ispirazioni classiche e  nei fraseggi tra voce e piano le tinte sono  spiccatamente vivaldiane. Ed è proprio il flauto a trovarsi spesso in primo piano, richiamando giocoforza  lo stile dei Jethro Tull, Anche il violino elettrico suonato dal virtuoso Donald Lax contribuisce alla costruzione di un  sound che, soprattutto in quei tratti oscuri apportati dal violino stridulo e dai pianoforti d’accompagnamento, ricorda le sonorità acide dei Comus di First Utterance, ma ha comunque un registro più solare e italiano.




L’album si apre con “Prologo” dove un classicheggiante violino ci introduce nella storia facendosi largo tra  un contorno di tastiere, chitarre e flauto. Il brano si sviluppa  con diversi cambi di tempo che poi lasciano spazio ad una quiete ariosa spezzata nel finale da un assolo di flauto in stile Ian Anderson. Troviamo nuovamente il violino classico accompagnato dal flauto in “Un Villaggio, Un'illusione”  un brano che con il tempo è divenuto un classico esempio della progressive music suonata in Italia in quegli anni.


L’arpeggio di chitarra classica di Cocco accompagnato da un canto di uccelli apre la sognante 'Realtà' che  porta l’ascoltatore in una dimensione onirica. Qui gli intrecci sonori si fanno più convincenti  e possiamo trovare diverse similitudini con le sperimentazioni della Premiata Forneria Marconi e del Banco del Mutuo Soccorso.
In Immagini Sfocate le atmosfere si fanno più rockeggianti, il ritmo sale e la chitarra di Raimondo prende il sopravvento. E subito dopo arriva la canzone più bella dell'album  Il Cieco. Dirompente l’assolo di flauto che ricorda sin troppo My God ma che si integra perfettamente nel brano, è sempre rock duro ma qui mancano i frequenti cambi di tempo del brano precedente. In Dialogo l’amalgama tra i ragazzi è perfetta, le tastiere in evidenza ci accompagnano al piacevole ascolto dell'assolo di ottavino di Giorgi. Infine Verso La Locanda e Sogno, Risveglio e... chiudono l’ottimo lavoro confermando l’ottimo connubio raggiunto tra la matrice classica ed il rock progressive.


Insomma Quella Vecchia Locanda è stato certamente  un ottimo debutto, le geniali soluzioni adottate, mai leziose anzi spesso piacevoli ed interessanti e difficilmente rintracciabili in una giovane band, fanno dell’album uno dei classici del primo Progressive italiano. Un ultima nota di merito all’art work della copertina che contribuisce a definire quel contesto sognante e fiabesco evocato dal disco.


Incoraggiati dalla buona accoglienza ricevuta dall'album, il gruppo intensificò l'attività concertistica partecipando anche alle due edizioni del Festival di Musica d'Avanguardia e di Nuove Tendenze. Successivamente vi fu un cambio di formazione, con l'uscita del virtuoso Donald Lax e del bassista Coletta, rimpiazzati rispettivamente da Claudio Filice e Massimo Giorgi. Nel 1974  il gruppo realizzò il secondo ed ultimo lp, Il tempo della gioia...ma questa è un’altra storia di cui tratteremo in seguito.



Titoli dei brani dell'album:

Prologo - 5:01
Un villaggio, un'illusione - 3:53
Realtà - 4:14
Immagini sfuocate - 2:57
Il cieco - 4:14
Dialogo - 3:43
Verso la locanda - 5:17
Sogno, risveglio e... - 5:13





lunedì 2 settembre 2013

1969 Quando i cantanti erano popolari come i calciatori



Alcune pagine tratte dall'albo " Figurine Cantanti 1969"  che presentano la "scuderia" della Rca italiana.
L'albo era incluso nella serie "Le grandi raccolte per la gioventù" delle Edizioni Panini Modena