martedì 1 aprile 2014

Intervista al Maestro Gianni Mazza


Gianni Mazza è un compositore, direttore d'orchestra, arrangiatore e tastierista romano.
Come compositore ha composto ed arrangiato svariate colonne sonore per il cinema e la televisione.
Ha prodotto numerosi dischi per artisti come Little Tony, Franco Califano, Corrado, Roberto Benigni, Stefano Rosso, Anna Melato, Renzo Arbore ed altri ancora. Ha partecipato sin dagli anni settanta come direttore d'orchestra a numerose trasmissioni televisive, tra le quali Quelli della notte, Indietro tutta, Tic e Scommettiamo Che. Attualmente fa parte del cast di Mezzogiorno in famiglia dove cura le musiche del programma.

Ho incontrato il Maestro Mazza per parlare con lui delle sue esperienze lavorative, soprattutto della sua attività nel campo discografico. Il suo percorso artistico coincide con l'evoluzione della musica italiana, soprattutto se focalizziamo l'attenzione sul rapporto  tra musica e Televisione.
Grazie alla sua disponibilità ho avuto modo di apprendere numerosi avvenimenti e retroscena interessanti relativi ad un lungo arco di tempo che va dall'inizio degli anni sessanta agli anni ottanta.

 
 
 
Maestro Mazza, può raccontarmi qualcosa del suo esordio discografico?

Devo dire che faccio fatica a ricordare i miei primi dischi visto che il mio esordio risale a molto tempo fa.

 Se le dico Sarei felice cosa ricorda?

Sì quello era un mio disco, lo ricordo bene, ma se però parliamo di esordio discografico è una cosa, se parliamo invece di esordio da cantautore allora è un'altra…
Comunque, risalendo alla notte dei tempi, all’inizio come fanno tutti mi chiesi: che cosa voglio fare?
Pensai che avrei potuto fare musica come lavoro, anche se all’inizio pensi che non lo sia, poi quando cominci a studiare ti inizi a rompere un poco le scatole e capisci che è un duro lavoro.
Comunque cominciai insieme ai Freddie’s, questo gruppo fu per me uno dei primi, ma non il primo. Quello lo formai in classe alle scuole medie. Avevo cooptato dei miei compagni di classe e gli dissi: tu suoni la batteria, tu suoni il basso, e tu suoni il sassofono. Decisi in base al fatto che chi doveva suonare il sassofono aveva un clarino del padre in casa, quindi pensai "stessa meccanica stesse posizioni", lui si poteva così esercitare sul clarino per poi passare al sassofono. E con questo primo gruppo facevamo le festicciole in casa la domenica pomeriggio. Dopo ho incontrato i Freddie’s ed insieme abbiamo fatto delle belle cose, partecipammo anche ad una Canzonissima (Gran premio ndr), nella quale lottavano tra di loro le regioni. Noi naturalmente rappresentavamo il Lazio, ricordo che c’era Gianni Ferrio all’orchestra. Fu proprio con i Freddie’s che ebbi i primi esordi discografici, mi ricordo che la prima cosa che facemmo furono I Quattro ciucci.  Avevamo 16 anni. Intanto da solo mi dedicavo a comporre musica e facevo tante altre cose tra cui Sarei felice.
 
 

Un 45 dei Freddie's
 
Canzone che lei ha portato al Festival degli sconosciuti.

Esatto, ma non ricordo bene l’edizione, non ricordo se vi partecipasse anche Claudio Baglioni.
Devo dire che Baglioni ogni volta che ci vediamo me lo ricorda, perché io ho vinto come cantautore, io non so se anche lui era in gara lo stesso anno, ma sarebbe ridicolo se io avessi vinto al posto di Baglioni, mi vergognerei.
E siccome ho vinto mi hanno fatto fare un singolo (per la Arc records ndr) sul lato A vi era Ditemi voi mentre il retro era Sarei felice, due mie composizioni. Io comunque non mi sono mai piaciuto come cantante e all’epoca ero proprio un disastro, non c’erano neanche molti stratagemmi per migliorare l'intonazione, insomma avevo le mie belle difficoltà.
Poi, dato che non mi piacevo, decisi di smettere di fare dischi e andai personalmente  da Mario Cantini che era allora il direttore editoriale della Rca e gli dissi che ero intenzionato a rompere il contratto, lui mi rispose "ma che ti salta in mente? Come mai vuoi rompere il contratto, vai da un’altra parte?"  risposi di no, gli dissi semplicemente che non volevo più cantare. Rompendo il contratto gli feci un bel favore smettendo di cantare. Mi proposi invece come  arrangiatore, perché volevo fare proprio quello e così cominciai questo nuovo mestiere.
 
 
 
 
Poi nel corso della sua carriera ha lavorato per alcuni anni anche con Little Tony e i suoi fratelli facendo parte degli Ambassadors e facendo il direttore artistico con la Little records.

No, non ho mai fatto il direttore artistico, lavoravo con loro, gli davo una mano, mi facevo le ossa, a Tony questo faceva comodo in quanto lavoravo molto e con passione, avevamo anche il gruppo con cui facevamo tante serate, erano insomma degli anni fantastici.

 Negli anni settanta si dedicò anche alla realizzazione di svariati dischi  di sonorizzazione, dischi peraltro oggi molto stimati. Lp che furono pubblicati da piccole etichette specializzate: la Roman Records Company, la Fly record e anche la Magma, etichetta fondata dai New Trolls.

E' vero, a Roma se ne facevano tanti soprattutto se si aveva il canale giusto per poi farli arrivare alla messa in onda, io di questi dischi ne ho fatto parecchi, tra i quali alcuni talmente interessanti che adesso vanno a ruba. Il loro pregio è che sono veramente vintage in quanto propongono il vero sound degli anni settanta, questi 33 giri  venivano realizzati in studio con l'aiuto di diversi elementi.

 
 
 
Lei maestro di solito con chi lavorava? Ricorda qualche nome?

Francamente no, in genere prendevo quelli disponibili al momento, a volte ho usato anche dei quartetti d’archi. Tra i tanti mi ricordo Nino Rapicavoli al flauto con il quale abbiamo fatto anche la sigla del programma radiofonico Chiamate Roma 3131, ricordo anche Tullio De Piscopo alla batteria, con il quale ho lavorato soprattutto a Milano quando ho fatto dei dischi con la Vanoni.


Label del disco Cross-Way della Fly record 1971
 

 Ha fatto anche dei dischi per la Fly records di Aldo Sinesio.

Si Aldo Sinesio, che purtroppo è scomparso lo scorso anno. Io l'ho saputo poco tempo fa, mi dispiace tantissimo perchè era un vero signore, profondamente appassionato di musica ed in particolare del jazz. Devo dire che non so quanto lui ci abbia rimesso all'epoca a fare tutte quelle cose, dato che era lui che pagava gli elementi e lo studio. Io per il mio lavoro non percepivo nessun compenso ma avevo comunque i miei diritti d'autore, infatti i brani andavano in Rai. In quel periodo, avevo anche l'incarico  di mettere le sonorizzazioni nelle trasmissioni televisive, potresti pensare che c'era un conflitto d'interessi ma devo dirti assolutamente di no in quanto andavo a mettere altre cose, utilizzavo infatti  brani più classici: Stravinsky, Beethoven e Mendelssohn per esempio, mi occupavo principalmente di programmi di inchiesta, tipo Tv7.  
 
 
 
 
Maestro, sempre in quegli anni  ha realizzato diversi dischi per una lunga serie di artisti come Stefano Rosso, I Cugini di campagna, Anna Melato. Può rivelarci  qualche simpatico aneddoto dell’epoca?

Devo dirti che comunque io ho prodotto molti dischi anche di Corrado, Califano  e Vianello, però faccio fatica a ricordare degli episodi in particolare. La verità è che forse chi ha vissuto pienamente quelli anni è oggi abbastanza anziano da essersi scordato tutto (detto questo il maestro ride. ndr). Pensandoci bene mi viene in mente quando ho fatto un lp di Gianni Morandi, quello dove c'era Sei forte papà (il 33 giri era Per Poter Vivere ndr) che è un bellissimo pezzo per bambini. Lo abbiamo fatto con tutta l'orchestra in diretta negli studi della Rca, ricordo che abbiamo fatto il singolo in un'unica sessione. L'unica cosa che ho messo in sp, ovvero in sovrapposizione, è stato l'inizio che ha il synth. All'epoca era uno strumento che non si trovava facilmente in studio, e bisognava farlo a parte. E' stato veramente emozionante, oggi queste cose non vengono più fatte perchè ci vogliono molti soldi dato che le orchestre costano, a meno che non vai a Sofia, li costano ancora poco e sono veramente bravi.
 
 
 
Lei si è cimentato anche nella stesura di alcune colonne sonore per il cinema, tra le quali oggi sono particolarmente apprezzate quelle composte per i film Il giorno del cobra e Grunt!
Maestro Mazza, può dirci come fu il suo approccio con il mondo del cinema?

Be, riguardo il Giorno del cobra devo dire che le musiche erano interamente di Paolo Vasile, io facevo le orchestrazioni, gli organizzavo il film prendendo i tempi, insomma lui mi dava i temi ed io facevo la colonna sonora.
Comunque ho lavorato per un sacco di pellicole, ad esempio ho fatto anche Casotto. Devo dire che mi sono trovato molto bene e poi ho avuto fortuna perchè i film che ho fatto sono andati molto bene. Poi ho cominciato a fare televisione e ho perso il contatto con il cinema, d'altronde per tenere i contatti io sono negato, smisi anche di fare dischi.

Parlando di televisione non possiamo non parlare di un evento molto importante per il suo percorso artistico: l’incontro con Renzo Arbore…

Certamente, però la mia vita professionale me l'aveva già cambiata Corrado qualche anno prima.
Lui l'ho conosciuto facendo il pezzo Carletto, questa era una sigla televisiva di una Canzonissima (Fantastico 3 ndr) a cui prese parte Corrado e io fui chiamato in quanto all'epoca ero nel giro dei dischi. Ci siamo conosciuti e gli sono stato simpatico (questo è inspiegabile) poi Corrado passò alla Fininvest e fece un programma televisivo chiamato Ciao gente che andò in onda tutti i giovedì per nove mesi , un programma molto coraggioso e molto bello in quanto vi erano  un sacco di programmi all'interno della trasmissione. Corrado mi chiamò per fare il direttore d'orchestra, dopo capii il perchè. Io credo che lui, inizialmente, avrebbe voluto chiamare il maestro Pregadio che però era all'epoca un interno Rai e non poteva quindi  seguirlo, e dopo infatti, appena Pregadio si è liberato, hanno fatto insieme la Corrida. Comunque sono contentissimo della sua scelta perchè ho avuto la possibilità di fare un sacco di cose ed ho imparato tantissimo.
Con Corrado lavoravamo a Canale 5, all'epoca c'erano molti soldi a disposizione con Berlusconi, che non badava a spese, avevamo sempre a disposizione gli studenti del Conservatorio dell'Aquila e questo ci permetteva di fare quello che volevamo. Mi sono preso molte libertà, è capitato anche di avere numerosissimi elementi in studio. Si suonava in diretta e sceglievamo insieme agli autori dei brani importanti da suonare, Gershwin ad esempio, mica canzoncine e senza scendere a compromessi.
Quindi  Corrado  è stato il primo a portarmi in video e prima di Corrado ho lavorato con Nanni Loy,  feci le sigle per i suoi programmi curando anche le musiche per il suo programma Tutti insieme compatibilmente,   ma lì non ero in video e facevo il mio lavoro dietro le quinte. Insomma Nanni Loi e Corrado, ho avuto dei padrini mica male no?
Poi dopo Corrado è arrivato Arbore, che io gia conoscevo ma non avevo mai lavorato con lui , il primo programma che abbiamo fatto insieme è stato Telepatria international nel 1981, un programma dove il pubblico era composto dai militari delle varie armi. Eravamo proprio ragazzini ma pieni di energie, quegli anni furono molto creativi, facevo anche gli arrangiamenti per le bande della Marina della Finanza che erano composte da molti elementi. Scrivevo per tutti e poi mandavamo ai musicisti le partiture già copiate da apporre direttamente sullo strumento, così loro se le potevano provare prima, poi quand'era il momento venivano in studio e i brani andavano bene perchè erano tutti bravi musicisti. All'epoca c'erano le idee ed i soldi, avemmo ad esempio l'idea di fare suonare alle bande la musica che non avevano mai suonato, canzoni tipo Stardust. Infatti noi dalle bande siamo abituati a sentire La marcia di Radetzky, invece noi abbiamo usato la banda come un orchestra sinfonica, un'idea coraggiosa che fummo anche capaci di realizzare.      
Poi è arrivato Cari amici vicini e lontani, anche quello un programma importantissimo. Io lì facevo tutto, però non ero  in video, dirigevo l'orchestra con cui facevamo le sigle dei vecchi maestri della Rai come Giovanni D'Anzi, Pippo  Barzizza  e Gorni Kramer e devo dire che ho fatto un bel lavoro.
 
 

45 di Checco Loy arrangiato da Gianni Mazza
 

E poi arrivò Quelli della notte, il programma con il quale lei divenne anche un personaggio televisivo.

Si, dopo questi programmi che andarono bene  facemmo Quelli della notte, il bello è che io, quando facevo il programma, non mi sono mai reso conto che stavamo facendo qualcosa che sarebbe passato alla storia, almeno mi sarei pettinato meglio! Poi dopo, insieme a Renzo, abbiamo fatto le serate con la Barilla Boogie Band e ci siamo divertiti come matti.  Subito dopo c'e stata Indietro tutta ... e che vuoi di più dalla vita.  E poi non posso dimenticare i dischi con Renzo e anche il primo lp di Benigni, quello l'ho fatto io. Roberto è fantastico anche se è un macello, sempre disordinato, però lavorare con lui è stato molto divertente. Abbiamo avuto un periodo di grande divertimento, eravamo tutti i giorni insieme, figurati quello che ci si poteva inventare.
Realizzammo delle cose fantastiche che non sono più state fatte, capisci che purtroppo pensando ad oggi siamo andati indietro ad una velocità pazzesca, prima eravamo bravi. Io personalmente devo dire che sono stato uno dei più capaci a fare quello che facevo, ora ho perso un poco l'abitudine, ma il problema è che oggi mancano i soldi, la volontà e anche lo stimolo.
 
Dopo questa ultima considerazione un poco amara ma sincera mi congedo dal maestro Mazza ringraziandolo nuovamente per la sua grande disponibilità e la sua simpatia.

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

giovedì 20 marzo 2014

I Pennies, gli "inglesi" di Monte Mario


Con questo post voglio parlare dei  Pennies, che, a dispetto del nome inglese, erano un gruppo rock romano attivo nella capitale tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta. La band si formò nel 1967 in Roma a Monte Mario, zona di provenienza di cinque ragazzi: Stefano Damia,  Enzo Giancaterina,  Massimo Valentini, Alessandro Rossetti e Alessandro Gramolini.
 

 

Adottarono subito un sound con sonorità pop psichedeliche in stile inglese (Beatles, Moody Blues, Bee Gees) e poco dopo raggiunsero nel loro quartiere una buona fama al punto tale che Il locale dove si esibivano venne ribattezzato Pennies Club.
La loro capacità di esibirsi dal vivo li portò a suonare nei diversi locali che all'epoca sorsero nella periferia della capitale sino ad arrivare al mitico Piper Club. Li vennero notati da Vincenzo Micocci che in quegli anni stava creando la IT, l'etichetta che tanti grandi artisti avrebbe poi lanciato nel mercato italiano.
Il gruppo realizzò il primo singolo per l'etichetta discografica Mark Tre di Gianni Marchetti, questo venne registrato negli studi della RCA di Via Tiburtina. Sul lato A vi era Un minuto di libertà brano firmato dalla coppia  Ruisi-Bardotti  mentre il retro conteneva Lo sconfitto,  una cover di The boxer di Simon & Garfunkel.
 
 
 

Seguì al disco un'intensa attività dal vivo, sia in vari locali della penisola che in alcuni festival, tra cui anche il 1° Festival Pop di Viareggio del 1971, la stessa manifestazione che lanciò Mia Martini, i Delirium di Ivano Fossati e la Premiata Forneria Marconi.
Nella primavera del 1972 uscì il loro lp, The Five Pennies Opera, cantato interamente in lingua inglese e  fortemente influenzato dalla musica psichedelica di fine anni '60.
La scelta si spiega con l'intenzione dela casa discografica di presentare i Pennies come un gruppo inglese, pratica utilizzata all'epoca anche per il gruppo dei Flea on the honey.
 
 
 

Il disco, registrato allo Studio 38 di Edoardo Vianello e stampato in 5000 copie, presenta otto brani inediti composti dal gruppo ma firmati da Gianni Marchetti (con lo pseudonimo di Dinamo) in quanto i Pennies non erano ancora iscritti alla Siae. E' presente anche Photograph, un brano scritto appositamente per loro da Amedeo Minghi, che all'epoca era amico dei ragazzi, in collaborazione con Lally Stott.
L'album, nonostante alcuni passaggi radiofonici, passò sostanzialmente inosservato. Qualche anno dopo alcuni brani del disco vennero inclusi nella colonna sonora del film Emanuelle e Françoise le sorelline diretto dal regista Joe D'Amato nel 1975, i brani, nei titoli di coda del film, vengono comunque attribuiti a Joe Dinamo.

 
 




Il 6 gennaio 1972 i Pennies fecero il loro ultimo concerto al Gattopardo, locale oggi chiamato Gilda. Continuarono ancora per qualche tempo a collaborare con Gianni Marchetti  partecipando alla registrazione del 45 giri di Rosalino (Ron) Storia di due amici, di alcuni brani di Piero Ciampi e di  Marisa Sannia. Il gruppo si sciolse improvvisamente mentre stavano preparando, con l'aiuto di Amedeo Minghi, la versione italiana di The Five Pennies Opera.
 
 
 
 

L'album oggi è piuttosto raro e non è mai stato ristampato in vinile né in CD. Secondo me merita di essere riscoperto  per la qualità delle composizioni ed il il buon livello tecnico di esecuzione e di registrazione. Insomma un disco che vale sicuramente più di qualche pennies!
 
 

Formazione

Stefano Damia (voce, chitarra)

Enzo Giancaterina (chitarra, voce)

Massimo Valentini (tastiere, voce)

 Alessandro Rossetti (basso, voce)

Alessandro Gramolini  (batteria)

Tonino Santi (batteria e canto)

 

Discografia

Un minuto di libertà - Lo sconfitto Mark Tre (ZK 50083) 1971

The five pennies opera  - Mark Tre (ZSLK 55092) 1972

 

 
 

giovedì 6 marzo 2014

Intervista a Daniele De Gemini della Beat Records Company


In questo post vi parlerò della Beat Records Company una storica casa discografica romana in attività da quasi mezzo secolo. La sua attività è stata da sempre quella di pubblicare la musica da film prodotta in Italia.

Per conoscere la storia di questa gloriosa etichetta indipendente ho incontrato Daniele De Gemini figlio del leggendario Franco De Gemini e attuale Direttore artistico della società. L’incontro è stato sicuramente costruttivo. Daniele, dimostrando molta cortesia e disponibilità, ci ha svelato diversi passaggi della vita della Beat Records e ci ha anche indicato su quali criteri si basa l’odierna  politica editoriale.


 
 
 Musicittà:  Vorrei cominciare chiedendoti come è nata la Beat Record.

 De Gemini: La Beat Record è nata nel 1966 dall’iniziativa di tre professionisti romani che erano in parte editori e in parte commercialisti, ma comunque collegati al mondo del cinema. Crearono questa etichetta così come anche oggi si creano delle società: avere subito un etichetta pronta e cercare poi, strada facendo, uno scopo. Però dopo due anni non s’era ancora mossa paglia in questa società perché ognuno di loro aveva l’impegno di seguire la propria attività, uno di loro, già coinvolto nel mondo della musica,  propose a mio padre Franco De Gemini di provare ad avviare l’etichetta e quindi gli vendette delle quote della società per coinvolgerlo maggiormente. Lui ne diventò l’amministratore e da quel momento, gradualmente, ne divenne socio maggioritario e creò un catalogo abbastanza nutrito specialmente di colonne sonore.
 
 
 
 

 Musicittà: A proposito del catalogo, mi sembra che nei primi anni ci fu, oltre che la presenza di musica per il cinema, anche la presenza di musica leggera o comunque non strettamente legata al cinema.

 

De Gemini: Si è vero, i primi anni furono anche gli anni dei complessi, dei cantanti, dei cosiddetti crooner.  Vi era infatti una serie di 45 giri dedicata proprio a queste produzioni,  esse erano per la maggior parte canzoni pop che all’epoca venivano promosse attivamente alle radio, ai festival ed ai  concorsi canori. Diciamo che questa pratica è stata interrotta nei primi anni 70.

 
 
 
 
 Musicittà:  E quindi da quel momento la Beat si è dedicata principalmente alla musica per il  cinema, anche se mi risulta che ci siano in catalogo dei titoli di musica strumentale non espressamente composta per il cinema. E poi ricordo che ci fu anche  l’esperienza con il jazz.
 
De Gemini: Si... mio padre insieme a mia madre, che era un po’ il suo braccio destro, gestiva diverse edizioni musicali collegate a produzioni cinematografiche quali potevano essere quelle di Edmondo Amati oppure quelle di Italo Zingarelli. Quindi produzioni cinematografiche anche abbastanza importanti   che all’epoca facevano parecchi film e questo gli consentì  di creare una sorta di circolo virtuoso: da una parte  suonava nelle colonne sonore, dall’altra aiutava i produttori ad organizzare le musiche anche facendoli risparmiare sulle produzioni  e da un'altra ancora creando un catalogo editoriale facente capo alle società dei produttori. Veniva poi da essi coinvolto a vario titolo e a vario livello anche editorialmente. Questa esigenza di musica per i film, per la tv e per i programmi  radio, lo portò a  realizzare anche delle vere e proprie libraries musicali, soprattutto orchestrali e  di ampio respiro, con vere e proprie orchestre.  Questa musica aveva comunque un carattere internazionale e  veniva infatti promossa e venduta in America e nei paesi di lingua anglosassone. Poi verso la metà degli anni ’80 si è dedicato parecchio al jazz organizzando molti appuntamenti di jazz italiano. Insieme a mia madre ha costruito da allora un bel catalogo di musica jazz che vanta circa 70 album, fatti tutti con i migliori artisti italiani in attività, artisti famosi in tutto il mondo come Dino e Franco Piana, Enrico Pieranunzi,  Flavio Boltro, insomma gente di questo calibro.
 
 
Enrico Pieranunzi
 
 Musicittà:  Stai parlando della serie Pentaflower…
 
De Gemini: Si, la serie Pentaflower, ma diversi album sono presenti anche su Etichetta  Beat.
 
 
 
Musicittà:     A proposito delle varie collane ed etichette che fanno parte della Beat Record Company, quali ti risultano essere le serie più significative, se ci sono?
 
De Gemini:  Le serie istituzionali sono due: la cosiddetta serie F dedicata principalmente alle colonne sonore, dove comunque si possono trovare anche degli album un po’ sperimentali o produzioni particolari, come ad esempio le  poesie recitate e musicate da Peppino De Filippo (si parla di “Peppino, poesie e musica” con l’orchestra di Mario Bertolazzi ndr). Questa serie si è interrotta su vinile al n. 70 per poi continuare su CD.  Poi c’è la serie CR che è prettamente dedicata alla musica da film per collezionisti, su vinile si e’ interrotta al n. 15 mentre su CD siamo arrivati a 120. Le serie discografiche in totale saranno circa 20 ma quelle più conosciute sono sicuramente queste due.
 
Musicittà: A questo proposito, esiste un tipo di colonna sonora, un genere particolare che va per la maggiore nell’ambito delle colonne sonore?
 
De Gemini:  Devo dire che ha avuto un certo seguito la cinematografia di serie horror e poliziottesco o poliziesco all’italiana, entrambi hanno avuto dei buoni riscontri di pubblico, infatti tra gli eventi che abbiamo organizzato in passato,  parlando di concerti di musiche da film, abbiamo sempre favorito questi due generi:  il poliziesco e l’horror.
 
Musicittà: Il cinema di genere, insomma…
 
 De Gemini: Si, poi c’è anche il genere  western che ha sfondato i confini internazionali, culturali, di tutte le categorie e di tutte le età. Anche il cinema western continua ad avere un grande riscontro di appassionati delle relative colonne sonore.
 
Musicittà: E per quanto riguarda gli autori, vi è qualche autore che vende di più?
 
De Gemini: Ti devo dire che sono comunque i “cosiddetti Big” ad avere più seguito. Mi riferisco, con i dovuti rapporti di celebrità, a maestri come Morricone, Trovaioli, Piccioni, De Masi e Cipriani, anche Ortolani stesso. Devo comunque dire che tutti i compositori di quel periodo sono riusciti alla lunga a ritagliarsi una fetta di pubblico, di apprezzamento e di interesse sorprendente, anche magari quei compositori che hanno fatto  poche colonne sonore o ne hanno fatto un quantitativo intermedio, come Roberto Pregadio, Walter Rizzati, o Gianni Marchetti. Insomma devo dire che tutti, quando gli si offre la ribalta con queste produzioni discografiche, ricevono sempre dei  buoni consensi in quanto  hanno tutti un comune minimo denominatore che è una grande qualità alla base della loro produzione musicale e di questo la gente se ne accorge e apprezza
 
 
 
 
Musicittà:  Quali sono le caratteristiche che deve avere un titolo per entrare a far parte del vostro catalogo?
 
De Gemini:  La nostra stella cometa è senz’altro il fatto se il prodotto è inedito o meno, questo è il primo sbarramento, mentre il secondo consiste nell’appurare  se c’è della musica inedita rispetto a precedenti pubblicazioni. Inoltre esse devono essere preferibilmente esaurite, perché se sono ancora in commercio evitiamo di saturare il mercato. Anche il compositore è un elemento importante, come pure il periodo storico, infatti quando ci si addentra troppo negli anni ‘80 la musica diventa troppo elettronica e non riscontra un eccessivo gradimento, almeno presso il nostro pubblico.  Inoltre consideriamo anche se il film ha fatto scalpore, suscitato interesse,  se è diventato un cult o meno , se ci sono personaggi coinvolti nel cast e nella regia che destano particolare interesse, perché  non sempre un prodotto viene comprato solo per la musica, è anche il film  a fare da traino rispetto alla musica stessa. Nella stragrande maggioranza delle volte però è vero il contrario, ci sono opere filmiche di scarso spessore che vengono riscoperte, disgraziatamente e parlo di alcuni film che sarebbe meglio dimenticare, per delle colonne sonore  di spessore e di ampio respiro.
In  ultima analisi, la scelta può avvenire anche per motivi affettivi. Ad esempio abbiamo ristampato a dicembre Le Ruffian di Ennio Morricone solo perché ci suonava l’armonica mio padre. E non c’era una singola nota in più rispetto all’album precedente che comunque era esaurito. Con questa ristampa volevamo fare un omaggio a Franco.
Posso farti inoltre anche l’esempio di Fantozzi. Abbiamo fatto un cofanetto col primo e secondo  Fantozzi, per il quale ho sputato sangue per tre anni, perché io da piccolo vedevo Fantozzi e mi piaceva  l’idea di mettere la firma, anche se marginalmente, su una cosa che contribuiva ad interpretare quel piccolo fenomeno sociale quale era la filmografia di Fantozzi.  Tutto questo è stato per me un onore. Per questo l’abbiamo pubblicato, anche se non è era una operazione prettamente commerciale, anzi. Io penso che bisogna fare anche questo, non cibare solo lo stomaco ma anche lo spirito. 
 
Musicittà:  Una domanda tecnica: il lavoro che sta dietro la pubblicazione di un opera, quindi l’editing, include anche un contributo degli autori? Ovviamente quando questo sia possibile.
 
De Gemini: Ci sono alcun compositori che sono legati ad una sorta di approvazione del progetto, ma sono pochi in realtà.   Altri invece si fidano ad occhi chiusi, la stragrande maggioranza per la verità. Ma in entrambi i casi è molto difficile che un autore ponga un veto. Magari può suggerire una track list diversa piuttosto che la rimozione di un brano perché a suo giudizio è comunque ripetuto  o poco consono, ma succede raramente. E’ successo, ad esempio,  nel caso di Lo Chiamavano Trinità. Il Maestro Franco Micalizzi ha ultimamente  approvato la nuova ristampa ma  giustamente ci ha chiesto di rimuovere tre o  quattro brani che erano presenti nella stampa precedente,  questo per un motivo logicissimo,  perché erano di un’altra colonna sonora che lui registrò subito dopo Lo Chiamavano Trinità. Siccome i nastri non vennero tolti dalla moviola  quella musica andò a finire sul nastro etichettato Lo Chiamavano Trinità. Coloro che lo ristamparono per la prima volta su cd, dopo ben trent’anni, questa cosa non la intuirono ed infilarono tutto.
Il Maestro Micalizzi ci ha tenuto a correggerla.
 
 
Franco Micalizzi
 
Musicittà: Mi sembra giusto. Prima mi hai accennato  al mercato estero, a quello anglosassone, quale è la differenza tra il mercato italiano ed il mercato estero? E’ solo un fatto di numeri o vi è un modo diverso di rapportarsi con la musica?
 
De Gemini: Direi entrambe le cose. In ambito musicale cinematografico siamo molto apprezzati nell’Estremo Oriente, in America e in Europa. In Italia ci sono più che altro delle sacche di appassionati che hanno la volontà e la determinazione di andare a fondo nella discografia di un particolare genere cinematografico o di un particolare artista e ci danno molta soddisfazione diventando competenti ed appassionati. 
All’estero c’è invece una certa curiosità, che è a prescindere: capita che la gente si interessi ad un artista e compri qualche titolo: o perchè la copertina del disco avendo un fascino ancestrale crea quasi un imprinting  oppure perché  hanno sentito qualcosa su quel particolare compositore e avendo  ognuno di questi autori uno stile abbastanza originale rispetto agli altri,  allora sono intrigati dallo scoprire un nuovo tassello della sua discografia.
Ma sicuramente è anche una questione di numeri. L’America rimane sempre un mercato importantissimo. C’è poco da fare. Sono 300 milioni di abitanti mentre in Italia siamo solo 50 milioni, la statistica non è un’opinione ed ha una base di calcolo abbastanza imprescindibile. Comunque gli americani hanno anche una cultura musicale che storicamente tende ad andare più a fondo rispetto a questi cosiddetti fenomeni di nicchia e  questo ci procura soddisfazioni importanti.
 
Musicittà:  Negli ultimi anni abbiamo assistito alla riscoperta del vecchio supporto del vinile, il mai dimenticato lp a 33 giri. Ho notato che nel vostro catalogo, in particolare nelle nuove proposte, non è presente. Avete eventualmente l’intenzione di pubblicare qualche titolo su questo supporto? 
 
De Gemini: Personalmente io adoro il vinile perché allo stato attuale dell’arte, e qui dirò qualcosa che forse mi rovinerà la reputazione, io trovo che sia il modo di incidere musica più coinvolgente che sia stato mai creato. Però sia chiaro che io mi riferisco al vinile realizzato con un banco analogico, non ad il vinile di oggi che ha alla base una trattazione digitale e viene poi riversato sul vinile, subendo così durante la lavorazione una compressione. Il vinile dell’epoca invece  aveva un calore ed una dinamica audio che io non riscontro nella perfezione della musica digitale di oggi.
Detto questo, il vinile sta attraversando un periodo di colpo di reni, dopo che è stato messo ko dalle nuove tecnologie. C’è una sorta di riscoperta, ma purtroppo temo che sia più rumore che sostanza. Però devo constatare con piacere che ci sono mercati che apprezzano molto il vinile, e sono sempre quelli di lingua anglosassone. Ci sono catene In Inghilterra che sono specializzate nella distribuzione del vinile nei negozi e anche nelle Americhe ultimamente stiamo facendo delle licenze interessanti riguardo ad alcune colonne sonore  che vengono ristampate su vinile. Questo per dirti che la Beat Record, per tanti motivi, potrebbe essere interessata alla ristampa del vinile: il primo motivo è prettamente sentimentale, visto che è il formato su cui è nata l’azienda, inoltre la resa grafica delle buste dei vinili è sicuramente sbalorditiva rispetto al dettaglio ridotto del compact disc.  Infatti la grafica del cd,  per quanto può essere realizzata  bene, ha sicuramente un impatto inferiore. Il problema del vinile è che richiede degli investimenti e soprattutto delle conoscenze a livello distributivo che non sono banali. Cioè, non è perché noi abbiamo un back-ground di un certo tipo e decidiamo di pubblicare un prodotto su vinile, possiamo quindi essere certi che rientreremo come minimo delle spese. Il disco va veicolato in un certo modo, con una certa attenzione.  Per fare una metafora mangereccia: mettiamo che un macellaio voglia vendere anche pizzicheria, lui ha i clienti che cercano la carne. Potrebbe vendere anche pizzicheria ma prima deve espandersi. E’ una cosa che stiamo vagliando. Non escludo che comunque nei prossimi anni la Beat torni a produrre vinile.
 
Musicittà: A proposito di futuro, considerando  il recente avvento delle nuove tecnologie digitali su internet ed il generale calo delle vendite dei compact disc, quale è il futuro prossimo per il settore?
 
De Gemini:  Per quanto ci riguarda, penso che continueremo a produrre cd per diversi anni. Il supporto fisico  è comunque una cosa a cui gli appassionati faticano a rinunciare. Il cd prodotto con tutti i crismi è un oggetto da salotto, un oggetto che riempie non solo lo spazio fisico ma anche quello interiore, una cosa con cui amiamo circondarci.
Sapendo quindi che la gente ama circondarsi di questi oggetti fisici, magari corredati da un booklet curato che presenti anche interessanti interventi degli addetti ai lavori, che possono essere un regista o un compositore e consapevoli che questo viene molto apprezzato dai collezionisti, ritengo che il cd avrà ancora molto da darci.
Detto questo, quando il cd avrà il fiato corto passeremo ad altri supporti e memorizzazioni digitali, noi cercheremo comunque di dare alla gente la possibilità di avere queste vere e proprie opere d’arte, corredate da tutta quella serie di gadget che renderanno  unico il prodotto anche se scaricato  da internet o comprato su  supporti di comunicazione diversa.  Cercheremo quindi di dare sempre una dinamica a 360 gradi al prodotto.
Da questo punto di vista ritengo che il Cd abbia almeno altri 5 anni di vita, se non qualcosa in più.
 
Musicittà:  Bene, allora speriamo qualcosa di più!


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sabato 1 marzo 2014

Manuele De Sica, musica per film noir


Manuel De Sica è un compositore italiano nato a Roma nel 1949 ed è autore di oltre cento colonne sonore composte per il cinema e la televisione.

Di formazione classica, frequentò i corsi di teoria al Conservatorio di Santa Cecilia, dove studiò con Bruno Maderna. Da ragazzo fondò il gruppo musicale beat The Ancients con il quale incise due 45 giri.
 



Nel 1968 compose la sua prima colonna sonora per il film Amanti, diretto da suo padre Vittorio De Sica. Subito dopo scrisse il commento musicale per la serie televisiva FBI - Francesco Bertolazzi investigatore diretta da Ugo Tognazzi.

Seguirono diverse colonne sonore per vari lavori televisivi e per film quali Io e Dio, esordio del regista Pasquale Squitieri, Cose di Cosa Nostra di Steno, Io non vedo, tu non parli, lui non sente di Mario Camerini e continuò la collaborazione con il padre, per il quale compose le colonne sonore dei successivi Il giardino dei Finzi Contini (con il quale ottenne una nomination all'Oscar), Lo chiameremo Andrea, Una breve vacanza e Il viaggio.


Manuel De Sica nei primi anni ottanta.
 

Manuel De Sica compose e incise anche svariati album di sonorizzazione che, soprattutto negli anni settanta e ottanta, venivano utilizzati per sincronizzare servizi televisivi, telefilm e film di vario genere.

In questo post voglio proporvi un disco di De Sica pubblicato in scarsissima tiratura nel 1981 dalle Edizioni musicali Goldfinger, esso è intitolato genericamente e aggiungerei impropriamente Ballabili vari, il disco contiene 15 brani strumentali abbastanza omogenei tra loro, al punto tale  da caratterizzarsi come una vera e propria colonna sonora per un ipotetico film poliziesco.


 

Il lato A inizia con Baobab, un brano di impostazione jazzistica che, dopo un intro cadenzato e reso inquietante da un piano suonato a martello, si addolcisce dopo che subentra un armonica. Ora ottoni e basso elettrico portano il brano verso atmosfere jazz impreziosite da un lungo assolo di sassofono. Il secondo brano, Indagine, è un blues caldo e brillante grazie anche all’apporto di un piano rhodes caricato con il flanger ed ad un sassofono dal suono affogato ma robusto. Appare anche una chitarra semiacustica mentre la ritmica è leggera: Il batterista rimane sempre sui piatti utilizzando solo le spazzole. Till then è un languido brano d’atmosfera, qui a farla da padrone è il moog,  il sound dello strumento  ricorda  lo stile di Alberto Baldan (sarà lui?), appena dietro vi è la chitarra semiacustica che si intreccia con la linea di basso mentre il batterista rimane con le spazzole e viene, nel finale, coadiuvato da congas.
Segue una versione diversa di Indagine dove manca la chitarra. Aspettando è il brano successivo, si presenta con un fraseggio di basso che ricorda molto il riff di Papa was a rolling stone. Si potrebbe aspettare un brano funk-soul ma l’atmosfera del pezzo è invece decisamente suspence con continui riff di chitarra distorta e breaks di sintetizzatore. Il batterista, ancora con le spazzole, sembra arrancare in sottofondo. Con Swinging Venice l’atmosfera si fa più intima e positiva, è un Jazz waltz il cui tema principale è suonato prima da una tromba e poi dalla chitarra semiacustica, appena dietro Il rhodes e il piano si incrociano  creando un tappeto sonoro che sostiene la melodia. Per te, un vero e proprio adagio, è svolto ritmicamente dal rhodes mentre il tema principale, di stampo classico, è suonato addirittura da un oboe.
 
 



Apre il lato B Detective: si parte con dei fiati in sovrapposizione che eseguono un tema quasi puerile che lascia subito spazio a ritmiche funk-jazz con il piano e il basso in evidenza. La batteria è insolitamente possente, corposa e sostiene il brano in midtempo insieme ad una chitarra clippata. Segue Es-pa-na un brano fortemente descrittivo eseguito con poche note. La chitarra acustica fraseggia con il rhodes che ha un leggero riverbero.  Dixie, come lascia intendere il titolo, è un brano in stile anni 30 con un trombone che guida il tema, ci sono anche dei breaks di ottoni mentre un banjo sostiene la parte armonica. In Pedale la parte principale è cantata, parliamo di vocalizzi scat che vengono intervallati da riffs di tromba e da una chitarra in flanger. Sub-terra memores è un brano atmosferico con suoni elettronici e campane tubolari. Il tredicesimo brano è Luna park, di nuovo un jazz waltz, ora la tastiera che esegue la melodia è un harpsichord, sul finale del brano subentra una tromba che da al pezzo un carattere anni trenta. Ritornano le atmosfere thriller con Paura del buio, una chitarra elettrica con un sound psichedelico  crea l’atmosfera tipica dei film poliziotteschi. L’ultimo brano, Ah ah ah, è l’ultima perla del disco, qui una vocalist femminile vocalizza  sul tema in modo sensuale ma anche irrequieto.
 
Dal disco furono tratti alcuni brani per sonorizzare il film tv Il Commissario di Florestano Vancini trasmesso dalla Rai nel 1982. Questa sonorizzazione, a causa della sua estrema rarità è pressoché sconosciuta, anche nell’ambito ristretto dei collezionisti del vinile. Meriterebbe sicuramente maggiore fortuna sia per la sua bellezza sia  per la statura dell’autore.     

 

 

martedì 3 dicembre 2013

Interrabang ost di Berto Pisano 1970


Berto Pisano è stato contrabbassista, compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra italiano. E’ ricordato soprattutto tra gli amanti delle colonne sonore televisive e tra gli appassionati del jazz italico.  
Musicista e compositore di diverse colonne sonore per il cinema, ma anche di sceneggiati televisivi, dischi jazz, sonorizzazioni e canzoni varie.

Berto cominciò l’attività di musicista in Sardegna, insieme al fratello maggiore Franco Pisano durante l’ultimo conflitto mondiale, all’interno del complesso Quintetto Aster per poi proseguire negli Asternovas che accompagnavano Fred Buscaglione.


Fred Buscaglione con gli Asternovas


Tra le non molte ma sempre interessanti colonne sonore composte, spicca sicuramente quella di Interrabang che fu  ideata per un film giallo/erotico del 1969 che all’epoca era abbastanza fuori dagli schemi in quanto abbinava il genere esotico/erotico con il thriller psicologico. La pellicola fu  diretta da Giuliano Biagetti, da un copione firmato da Giorgio Mariuzzo (primo film e anche aiuto regista) e Luciano Lucignani su soggetto di un fantomatico Edgar Mills.






Il film  comincia con Anna, proprietaria di un atelier di moda, il marito e fotografo Fabrizio, la sorella Valeria e l’indossatrice Maregalit che attraccano con il loro yacht in un isola deserta  nel Mediterraneo per realizzare un servizio fotografico. Proprio li si è rifugiato un evaso, Marco, che in seguito, profittando dell’assenza di Fabrizio allontanatosi in cerca di carburante, fa amicizia con la giovane Valeria. Nel corso del film, alcuni del gruppo moriranno, altri sopravvivranno   e alfine emergerà chiaro un letale complotto nel quale  chi crede di avere ingannato gli altri resterà ingannato.




La colonna sonora uscì nel 1970 all’interno della serie sp 8000 della Rca italiana, in edizione esclusivamente promozionale.
Per questo lavoro il maestro Pisano si avvalse della collaborazione di Edda Dell’Orso come voce solista e di Gino Marinacci, per le diverse parti di flauto traverso e flauto basso.





Il tema principale della colonna sonora, Tema di Valeria, si trova insolitamente alla fine del lato b. L’introduzione di circa un minuto è a affidata a violoncello e chitarra, esplode poi un deciso tema jazzato sostenuto da archi, legni, vibrafono ed una morbida batteria suonata con le spazzole. Il tema viene ripetuto, ma con tempi e chiavi diverse, negli altri brani. Nella prima traccia dell’lp, A piedi nudi sulla spiaggia, si parte con flauto e oboe che insieme sovrastano i vocalizzi di Edda, subentrano poi gli archi che incorniciano lo slow waltz finale. In La scogliera dell’amore, brano breve ma intenso, sono dominanti il pianoforte ed gli archi. Si prosegue con uno dei punti forti della raccolta, è Il colore degli angeli, una splendida bossanova con la brillante voce di Edda in primo piano. Il tema viene esaltato da un’harpsichord sostenuto ritmicamente da un basso molto corposo e da una batteria quasi leggiadra suonata soltanto sui piatti. In Sabbia e mare sopraggiunge l’arpa accompagnata dai violini mentre il brano successivo che chiude il primo lato, lo shake midtempo Little snack bar, si distacca nettamente dal resto dei brani. Qui è l’organo a prevalere lasciando sporadicamente spazio ad una chitarra semiacustica ed all’assolo finale di flauto.
Nel pezzo di apertura del secondo lato, E il sole scotta, Pisano sincronizza il flauto vibrato di Marinacci con i vocalizzi della Dell’Orso, il risultato è suggestivo e dona al brano una timbrica accattivante interrotta successivamente dalla sezione fiati che intona un dinamico swing jazz. In Tramonto sulla scogliera il tema principale  è eseguito dal violino mentre ne La vallata sommersa il lavoro è affidato all’arpa. In Luci sulla baia ritorna l’organo che, con l’effetto tremolo, si intreccia con il flauto basso  prima che gli archi intonino il tema in tempo slow.




La pellicola all’epoca subì un pesante taglio da parte della censura che, attivata dall’ordine di sequestro del giudice Occorsio, prima tolse il film dalla programmazione cinematografica ed eliminò poi ogni traccia della morbida morbosità che pervadeva il film.
Visto nella sua originale interezza Interrabang dimostra di essere un lavoro ben girato e presenta alcune buone trovate stilistiche.   Il giudizio del tempo ha comunque privilegiato la colonna sonora di Berto Pisano che è riuscita a sopravvivere maggiormente nel tempo, a tal punto che l’autore ha riutilizzato alcuni dei brani per Giallo a Venezia di Mario Landi.
Con questo Lp il maestro Pisano ha dimostrato di essere un buon compositore di musiche per film, la raffinata bellezza dell’opera e l’estrema rarità del vinile originale, l’ha fatto divenire nel tempo un pezzo molto apprezzato dai collezionisti di colonne sonore.