mercoledì 19 novembre 2014

Intervista a James Senese, storico fondatore e leader dei Napoli centrale


James Senese è un sassofonista, compositore e cantante nato a Napoli durante la seconda guerra mondiale e figlio di un afro-americano.  Porta quindi nel sangue l'amore per il blues, il jazz ed il rock e inizia giovanissimo ad occuparsi di musica negli anni sessanta e dopo l'incontro con Mario Musella  entra a far parte degli Showmen con i quali incide diversi dischi. Terminati gli anni sessanta il gruppo si scioglie per poi riformarsi con il nome Showmen2,  viene inciso un lp di musica rock progressivo che, pubblicato dalla BBB una piccola etichetta napoletana, non riscuote alcun successo.

E' nel 1975 che James forma i Napoli centrale, una formazione di quattro elementi dediti ad un jazz rock con un chiaro sound  partenopeo. Riescono a pubblicare tre dischi molto apprezzati dalla critica e da una consistente frangia di pubblico. E' in quel periodo che si aggrega alla band un giovane musicista, Pino Daniele, che avrà proprio con i Napoli centrale il suo trampolino di lancio nel mondo musicale.

Negli anni ottanta Senese scioglie il gruppo per poi riformarlo alla fine del decennio con una nuova formazione, nel mezzo si dedica alla propria carriera solistica. Nell'ultimo ventennio alterna progetti solistici a diverse reunion dei Napoli centrale. L'odierna formazione del gruppo vede, oltre che Senese al sassofono, Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo al basso e Fredy Malfi alla batteria.
 
Colgo l'occasione di un concerto a Roma al Rising love per incontrare il mitico James Senese durante il sound-check pomeridiano e fargli qualche breve domanda riguardo alcuni aspetti della sua musica.
 
Intervista a James Senese, Roma 8 novembre 2014
 
 
Ciao James, prima di cominciare, posso darti del tu?
 Certo, anzi devi darmi del tu.
 
Bene, per cominciare voglio partire da una considerazione: a partire dall'esperienza con gli Showmen2 e passando per il jazz rock dei Napoli centrale sei arrivato con i tuoi dischi da solista, come ad esempio E' fernuto u tiempo, ad un sound nel quale sono presenti importanti sperimentazioni elettroniche, che importanza ha per te la cultura della sperimentazione?
Per me le sperimentazioni  sono un fatto naturale, il fatto di utilizzare  determinati suoni  è una scelta precisa che faccio da almeno quarant'anni. Infatti già da allora sperimentavo con il sassofono elettrico ed  il flauto elettronico,  ben prima che arrivasse qui in Italia un certo tipo di musica, a me piace molto trovare nuovi suoni in modo istintivo, naturale.
La tua musica ha indubbiamente una forte valenza espressiva, anni fa hai detto che porta le cicatrici delle gioia e dei dolori della vita , ti poni in un percorso in cui potresti essere descritto come un viaggiatore che percorre la vita cercando di descriverla. Quello che volevo chiederti James è se per te questa ricerca è ancora attiva, c'è qualcosa che stai ancora cercando?
La ricerca è sempre attiva nel senso che quello che vediamo è essenzialmente quello che c'è attorno a noi e questa una dimensione è senza inizio ne fine.  E' chiaro quindi che  la musica che io faccio  nasce da quello che ho percepito nel cuore, ad esempio tendo a vedere il male che a volte trionfa e che è sempre presente ma poi volgo la mia attenzione sul bene che soffre dall’altra parte, questa è  una condizione dalla quale non riesco proprio a  distaccarmi, non posso concentrarmi solo su una parte, è questa la caratteristica primaria della musica che creo.
 
 
 Per le tue composizioni c’è qualcosa o qualcuno che ti ispira?
Assolutamente no, l'ispirazione per me è un fatto naturale, una dimensione naturale che vivo da sempre o almeno da quando ho scoperto di avere dentro qualcosa da dire  e da fare. Ma comunque questa  ispirazione nel comporre parte sempre dal contatto con la realtà mentre non riuscirei a comporre qualcosa mettendomi intenzionalmente a tavolino.
A proposito di composizioni, c’è qualche artista che sta facendo o ha fatto una ricerca simile alla tua?
Simile alla mia no, però mi sento molto vicino ad  Enzo Gragnaniello del quale ho un profondo rispetto e posso aggiungere anche Enzo Avitabile.  Ci sono sicuramente degli artisti che fanno una ricerca finalizzata a comunicare qualcosa di positivo al pubblico. Questo è fondamentale perchè non è importante solo il fatto di suonare, noi infatti ci proponiamo, attraverso la musica, di cercare anche un'intesa con la gente.

Ma c’è un artista con il quale avresti voluto o vuoi collaborare?
In Italia o anche all’estero?
 Perchè no, anche all’estero...
Beh, all’estero c’è ne sono tanti. io ho già avuto l'occasione di  collaborare con diversi importanti artisti stranieri: ho lavorato ad esempio con  Gil Evans andando anche a Umbria Jazz, in America ho collaborato con i musicisti di  Miles Davis. In italia invece è molto più difficile perché non c’è una giusta collocazione musicale, noi italiani siamo dei copiatori, forse Napoli è  l’unica città in Italia dove c’è musica ancora genuina.
 
 
 
 
A proposito di Miles Davis tu una volta hai dichiarato che non saresti stato soddisfatto finchè Miles non fosse entrato in classifica...
E’ vero e poi fortunatamente ci è arrivato con il brano Time after time. (la cover di Cyndi Lauper ndr).
Ma secondo te il contesto musicale italiano è peggiorato o migliorato rispetto a trenta anni fa?
No, devo dirti che sicuramente è migliorato.
Se il sassofono non fosse esistito, tu James quale strumento avresti scelto?
Certamente Il pianoforte, mi piace molto ed ha una forte espressività.
C’è qualcosa o qualcuno che vorresti ringraziare?
(Guardando in alto) Soltanto lui, lu Patreternu!
Progetti prossimi , i concerti con Pino Daniele…
Si,  la reunion avviene ogni anno , oramai è divenuta un abitudine.
A questo punto, mentre James si avvia al sound-check, mi congedo ringraziandolo per la sua grande disponibilità.
 
 

 

Nessun commento:

Posta un commento